Disastri di questa portata sono ormai all'ordine del giorno, e non è una figura retorica. Nel maggio 2023, in Emilia-Romagna, 350 milioni di metri cubi di acqua, l'equivalente di sei mesi di pioggia, sono caduti in 36 ore. Ventitré fiumi sono esondati, oltre 100 comuni sono finiti sott'acqua, più di 400 frane hanno spaccato strade e isolato intere vallate. Diciassette persone hanno perso la vita; quasi 40.000 sono state sfollate dalle proprie case. I danni superano gli 8,8 miliardi di euro, e una delle aree agricole più produttive d'Italia, la Romagna, che da sola produce circa il 30% di frutta e verdura del Paese, è stata messa in ginocchio.
E mentre l'acqua e il vento continuano a spazzare via case, raccolti, animali, ricordi e vite intere, il governo italiano è impegnato altrove. Non a discutere seriamente di adattamento climatico, di consumo di suolo, di manutenzione del territorio. È impegnato a reprimere le voci di dissenso di attivistə che lottano ogni giorno per tuttə noi.
Nei giorni in cui la Romagna affondava, a Roma si accelerava sul disegno di legge contro chi protesta per il clima. Il governo Meloni ha varato un testo subito ribattezzato "legge contro gli eco-vandali", pensato per colpire chi imbratta, con vernice lavabile, con zuppa, con liquidi facilmente rimovibili, opere d'arte e facciate di palazzi istituzionali per chiedere ascolto. Il 12 maggio 2023, mentre i fiumi cominciavano a tracimare, è iniziato a Roma il processo a tre giovani attivistə di Ultima Generazione che avevano spruzzato vernice arancione lavabile sulla facciata di Palazzo Madama: rischiano fino a cinque anni di carcere. Non per aver costruito case in golena, non per aver cementificato le rive dei fiumi, non per aver bloccato per decenni la transizione energetica. Per aver disturbato la nostra coscienza.
La sproporzione è oscena. Da una parte chi versa una vernice che si lava con l'acqua e si autodenuncia rivendicando l'azione. Dall'altra chi continua, anno dopo anno, a sussidiare i combustibili fossili, ad autorizzare nuove trivellazioni, a tagliare i fondi alla messa in sicurezza idrogeologica. Il primo finisce sotto processo; il secondo siede in Parlamento.
Michel Forst, relatore speciale delle Nazioni Unite sulla protezione dei difensori ambientali, lo ha detto chiaramente: "la repressione subita dai difensori climatici è una minaccia per i diritti umani e la democrazia". Fogli di via, multe, sorveglianza speciale, denunce per associazione a delinquere: gli strumenti pensati per altro vengono piegati a un uso politico, per disinnescare il dissenso ambientale. L'avvocato Gianluca Vitale, che assiste molte di queste persone, lo riassume bene: il foglio di via "nasce per espellere il ladruncolo dal suo paese" ed è diventato "un modo per limitare la libertà di manifestazione".
La crisi climatica ha dei responsabili e ha delle soluzioni. I responsabili hanno nomi e cognomi: le grandi compagnie fossili che da decenni conoscono gli effetti delle proprie emissioni e li hanno occultati; le classi dirigenti che hanno scelto la rendita di breve periodo invece della transizione; i governi che ancora oggi parlano di "eventi ciclici" davanti a fenomeni che la scienza definisce senza precedenti. Le piogge del maggio 2023 in Emilia-Romagna non hanno paragoni in 102 anni di osservazioni strumentali nella regione: chiamarli "ciclici" non è prudenza, è negazionismo.
Le soluzioni esistono, e nessuna di esse passa dal silenziare chi suona l'allarme. Passano dalla riduzione drastica e immediata delle emissioni, dalla fine dei sussidi ai fossili, da una vera politica di adattamento, dalla cura del territorio, dal contenimento del consumo di suolo, ricordando che l'alluvione è arrivata su un terreno già reso fragile da mesi di siccità e da decenni di cementificazione. Passano dall'ascoltare la comunità scientifica e i movimenti, non dal processarli.
Non possiamo più permetterci di essere indifferenti, di girare la testa dall'altra parte, di liquidare chi protesta come fastidio mentre chi inquina viene chiamato "investitore". Ogni volta che leggiamo "evento eccezionale" dovremmo tradurre: prevedibile, previsto, ignorato. Ogni volta che leggiamo "eco-vandali" dovremmo chiederci chi sta davvero vandalizzando il Paese: chi imbratta una facciata con vernice che si scioglie sotto la pioggia, o chi, da quella stessa pioggia, ha lasciato che venissero travolti interi paesi senza muovere un dito.
Oggi il mio pensiero va a chi sta perdendo tutto a causa dell'inazione dei governi. A chi è rimastə senza casa, senza lavoro, senza terra. A chi piange unə caro. A chi, nel fango, sta ricominciando da capo per l'ennesima volta. E va anche a chi, in questi mesi, si prende processi, multe e fogli di via per dire ad alta voce ciò che dovremmo gridare tuttə insieme: che non c'è più tempo, che la responsabilità ha un indirizzo preciso, e che il silenzio, oggi, è complicità.